Da “Canzone del maggio“
E se credete ora
che tutto sia come prima
perché avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina,
convinti di allontanare
la paura di cambiare
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti,
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.
Da “Sogno numero due“
Ascolta
una volta un giudice come me
giudicò chi gli aveva dettato la legge:
prima cambiarono il giudice
e subito dopo
la legge.Oggi, un giudice come me,
lo chiede al potere se può giudicare.
Tu sei il potere.
Vuoi essere giudicato?
Vuoi essere assolto o condannato?
Fabrizio De Andrè cantava queste canzoni nel 1973 nell’album “Storia di un impiegato“. Se la prima citazione si è verificata ad aprile, la seconda non si è ancora realizzata, ma con tutti gli attacchi giornalieri alla giustizia da parte di Berlusconi sembra non essere molto distante il giorno in cui si accadrà anche questo.
Mi chiedo solo se fosse avanti lui, o se siamo indietro noi.






Lui era sicuramente avanti, ma penso che queste canzoni fossero scritte più che altro per scongiurare tali avvenimenti. Evidentemente gli italiani non hanno mai ascoltato troppo bene De Andrè.
Ad avere i cuore troppo, troppo vicino al buco del culo, stavolta, non è un giudice.