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Archive for the ‘ricordi’ Category

Dorme sulla collina.

Qualche giorno fa vagavo, come mio solito, per librerie e ho adocchiato un libro nella sezione dedicata alla musica. Uno di quelli enormi, pieni di foto inedite, che raccontano, per immagini a volte evocative e a volte semplici, una tournèe. Mentre lo sfogliavo, mentre guardavo le immagini di quell’artista che, forse, più di tutti amo, sentivo un grande vuoto. Mi ha commosso fin quasi alle lacrime, che ho dovuto ricacciare indietro per evitare di mettermi a piangere in mezzo alla gente.

Dieci anni fa moriva De André; e ora più che mai si sente la mancanza delle sue poesie, dei suoi testi a difesa degli ultimi e contro i primi.

Ciao Faber.

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Ok, sono dell’idea che non ci sia momento in cui ascoltare i Queen sia sbagliato, però..

Però far risuonare per il cortile di un castello – dove una quarantina di persone si sono riunite per festeggiare un matrimonio – dicevo, far risuonare “The show must go on” dopo un matrimonio mi pare quantomeno indelicato, ecco.

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*Ovvero “Della mia vita”
E con un po’ di sfiga potrebbe diventare pure una rubrica. -.-

*Wizard, assetato, apre il frigorifero per prendere un succo freddo*

Madre di Wizard: “Perchè prendi i succhi in fondo? Ne ho messi altri nuovi davanti”
Wizard: “Perchè quelli in fondo sono più freschi”
MdW: “Ma se ne ho messi altri davanti apposta per farli prendere prima..”
W: “Sì, ma quelli in fondo sono più freschi”
MdW: “Ma li ho messi davanti perchè scadono prima”
W: “Perchè, quando scadono?”
MdW: “Giugno”
W: “…”
MdW: “2009”
W: “…”
MdW: “…”
W: “Ma va’ a cagare”

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I miei primi Pride sono stati indimenticabili.
Fantastico a Milano, stupendo a Bologna.

Non lo negherò, anni fa, sebbene fossi già favorevole ai diritti degli omosessuali, non ero favorevole ai Pride: li consideravo delle “baracconate” controproducenti.
Mi ero già ricreduto da tempo quando, quest’anno, ho deciso di partecipare a un Pride. Inutile dire che ho trovato conferma: ho fatto benissimo a ricredermi.

Quello che ho visto è stato gioia: gente felice e colorata, gente che saltellava, che danzava e che cantava. Palloncini, coriandoli, stelle filanti, bandiere. Colore. Colore nel grigiume milanese, colore nel caldo torrido bolognese.
Quello che ho visto è stato orgoglio: orgoglio di essere quello che si è, orgoglio nel ribadire (anche in faccia a chi non sta bene) la propria natura. Orgoglio nell’avere un figlio omosessuale, orgoglio nell’essere un genitore omosessuale. Orgoglio silenzioso, orgoglio rumoroso.
Quello che ho visto è stato, soprattutto, amore: gente col proprio compagno o la propria compagna al fianco, mano nella mano. Carezze, abbracci, baci. Affetto. Puro e semplice amore.

Quello che invece non ho visto è stato, purtroppo, il sostegno politico/mediatico: se dalla destra nessuno si aspettava nulla, dalla sinistra ci si aspettavano tutti qualcosa di più. Il PD era probabilmente impegnato a salvaguardare il dialogo sulle riforme. L’unico partito politico che “conta” ad essersi espresso favorevolmente è stato l’IdV. La Luxuria e Grillini sono purtroppo “inutili” a livello politico, anche se il loro (ovvio e scontato) supporto fa sempre bene.
Penosa la copertura mediatica: i giornali, se è andata bene, gli hanno dedicato uno sputo di pagina; i telegiornali li ho visti poco, ma quelle che sono arrivate non sono notizie confortanti.

A livello puramente personale, un peccato non aver visto Venom, Michele.

Insomma, due giornate meravigliose, due giornate importanti. In questo nuovo (?) clima politico che circonda gli omosessuali era importante esserci, era importante partecipare. Io c’ero. Sarebbe stato importante che ci fosse più gente, ma è andata bene così.
L’anno prossimo dovremo essere ancora tutti in prima fila: gay, lesbiche, trans uomini e trans donne, bisessuali ed eterosolidali. È importante, è fondamentale.
La nostra libertà passa per la libertà altrui. Siamo una società, lottare per la libertà altrui equivale a lottare per quella nostra.

Io non mi arrendo, assaporo fin da ora il gusto e la gioia di quando – prima o poi – il buon senso prevarrà.
L’anno prossimo tutti presenti, nessuno escluso.

p.s. il perchè di così tanti link? Perchè il Pride è un evento collettivo: non è mio, non è di nessuno in particolare. È di tutti. 🙂

*chi conosce un buon terapista per guarirmi dalla febbre da serie tv me lo dica. -.-

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Bicycle Race.

Più grande dell’odio che divide cani e gatti; più grande dell’odio che divide ciccionazzari e bidelli; più grande dell’odio che divide Berlusconi dalla Giustizia, c’è l’odio che da tempo immemore divide i ciclisti dai pattinatori.

E dimenticatevi quelle belle frasette tipo “l’uomo si divide in 10 gruppi: quelli che capiscono il sistema binario e quelli che non lo capiscono” o ancora “l’uomo si divide in 2 gruppi; i geni e quelli che dicono di esserlo” (io ovviamente sono un genio) perchè la triste realtà è un’altra: l’uomo si divide fra i ciclisti e i pattinatori. I ciclisti odiano i pattinatori e viceversa.

Ok, è vero, ci sono anche gli automobilisti che odiano i ciclisti (e viceversa), quindi io essendo sia ciclista che automobilista ho astutamente trovato un altro buon motivo per odiarmi. Ma andiamo avanti, che questo potrei trattarlo in futuro.

Forse è esagerato dire che tutti i ciclisti odiano i pattinatori, ma se mai un ciclista ha frequentato un parco d’estate e ha mai incrociato un pattinatore allora scatta automaticamente l’odio.

I pattinatori si dividono sostanzialmente in due tipi:

  1. pattinatore capace (solitamente un uomo che pensa di far colpo sulle ragazze facendo il figo. Illuso): questa categoria prevede pattinatori effettivamente molto esperti, che riescono ad andare ad occhi chiusi, all’indietro, saltando e intonando l’Inno di Mameli contemporaneamente. Il tutto alla moderata velocita di 2 Mach. Hanno però un unico problema: la strada è tutta loro. Se passa di lì un ciclista non riducono l’ampiezza della pattinata, anzi allargano le gambe ancora di più, costringendo il malcapitato ciclista a sfilare sul bordo della strada, col rischio di finire nell’erba. Stronzi.
  2. pattinatore incapace (solitamente è una donna che ha avuto il buonsenso di stare lontano dai pattini fino ai 25 anni, traviata poi dal suo amorevole neo-fidanzatino tutto tricci pucci che è “capace” di usare i pattini): questa categoria è ancora peggiore della prima. Infatti vanno lenti, lentissimi, roba che la Salerno-Reggio Calabria è una strada a scorrimento veloce. Se non riesci a passarli subito a causa della folla potresti vivere la maggior parte della tua vita dietro di loro. E, a dispetto della velocità, non è facile superarli, perchè oltre la folla intorno, gli incapaci vanno in giro con le braccia aperte come se cercassero di prendere il volo. Loro non prendono il volo, e tu non riesci a superarli, con conseguente invecchiamento.

Ma perchè tutta questa tiritera? Semplice: ho un fratello, non lo sapevate? È un coglione, non vi siete persi nulla.
Come è più che chiaro da queste poche righe, io e quel deficiente di mio fratello
non andiamo molto d’accordo. Compito di ogni genitore sarebbe quello di avvicinare due fratelli, ma mio padre (sicuramente inconsapevole dell’odio che scorre fra ciclisti e pattinatori) ha deciso di insegnargli a pattinare.
Terrore, peste, distruzione e morte.
A dir la verità aveva provato ad insegnare anche a me, ma io avevo subodorato la rivalità fra ciclisti e pattinatori e avevo scelto il Lato Chiaro della Forza.
Per mio fratello la situazione è diversa: lui in bici è una schiappa (all’imbarazzante età di 12 anni), mentre sembra divertirsi sui pattini, così mio padre ha spinto mio fratello verso il Lato Oscuro, costringendomi a trovare un nuovo punto di disaccordo fra noi due.

Ora io dovrei pure cercare di recuperare questa distanza, ma non è che abbia molta voglia, ormai è da tempo che ho giudicato perso mio fratello.
Chi vivrà vedrà, ma si sa che il Lato Chiaro della Forza vince sempre contro il Lato Oscuro.

Che la bici sia con te!

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.. se la più piacevole emozione degli ultimi tempi te la regala un trailer.

D’altronde se uno ha una vita sociale degna di non essere assolutamente divulgata, le cose vanno così.
Voglio dire, con chi posso passare il mio tempo? Chi mi fa passare i brutti momenti con un abbraccio?
Di persona reale nessuna, però ci pensa Lui (“L” maiuscola, please): Indiana Jones!

Ok, lui non abbraccia, al massimo frusta, ma il senso è quello.

Il fatto è che ieri è uscito il nuovissimo e attesissimo trailer di Indy e non facevo altro che balzare per casa con la colonna sonora sparata al massimo.
Al bando gli indugi, eccovi il trailer:

Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo

Emozionante. Fantastico. Commovente. Straordinario. Sublime. Stupendo. Esaltante. (il mio dizionario linguistico basic italian standard ha esaurito i sinonimi)

Ok, ma passiamo alla fase in cui cerco di discolparmi per essermi banalmente commosso di fronte a un trailer.
Dovete sapere che Indy è stato il film della mia infanzia, insieme a Jurassic Park. (uhm, ora che ci penso la mia infanzia è stata caratterizzata da cuori pulsanti strappati dai petti delle persone e da gente smaciullata fra le zanne di un T-Rex.. sarebbe il background perfetto per un assassino, a dire il vero.)
Beh, è capibile la mia emozione di fronte al trailer che aspettavo da anni, no?

In ogni caso, per chi desidera saperne di più, vi rimando all’ottima scheda fatta da BadTaste sul film.

Vi dico solo una cosa: il 23 maggio tutti davanti al cinema per questa nuova avventura del professore più avventuroso (e ironico) che sia mai esistito.

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È il grande dramma di chi, come me, ha una vita sociale praticamente azzerata e che non fa un’assoluta cippalippa per tutto il giorno: ci si ammazza di televisione.

C’è chi si rifugia nelle soap, chi nei reality e chi, come me, non può fare a meno dei telefilm.
Per me i telefilm sono una droga, prima mi accontentavo di vederli in tv, ora li devo avere in anteprima a poche ore dalla loro messa in onda in America e se BitTorrent non mi da subito la mia dose vado in crisi d’astinenza.

Questo, inoltre, comporta altri problemi..
Col vedere troppo C.S.I. sono diventato un filo “paranoico”: in macchina guardo spesso gli specchietti, più che per vedere se posso far manovre, per vedere se qualcuno mi segue; se qualcuno non risponde al telefono per un po’ di volte penso che sia rapito o, peggio ancora, morto.

Vedendo telefilm medici (House e Scrubs) ho imparato quel paio di cose che mi condizionano: quando mi guardo allo specchio osservo i miei occhi per vedere se non c’è nessun riflesso giallo (sintomo di itterizia e, di conseguenza, del cedimento del fegato); se una ferita sanguina a lungo e non si rimargina mi preoccupo perchè potrebbe essere leucemia. Per non parlare dei linfonodi ingrossati, crepare per colpa di un tumore non c’ho proprio voglia.
Per non dire che (ma questa è colpa solo di House) trovo un segreto piacere nell’essere infelice, ma vabbè.. 🙄

Influenzato da Lost imbarco sempre un set di coltelli nella stiva di un aereo nel caso dovessi fare un viaggio perchè, non si sa mai che io cada su un isola, potrebbero essere utili per scuoiare dei cinghiali; durante le escursioni nei boschi, inoltre, tendo le orecchie per sentire i segnali dell’arrivo di un Mostro, di un Fumo Nero; e, se scovo una casa, sicuramente ci entro per fare una visitina a Jacob.

Già, la mia vita è complicata.

Ma ora scusatemi, devo andare.
Devo andare a salvare una cheerleader, affinchè io possa salvare il mondo.

Yatta!!

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